Resina Epossidica – i fondamenti e gli errori comuni

La resina è un materiale plastico comunemente utilizzato in molti settori. La resina epossidica è una delle più comuni e utilizzate dato che è dotata di una gradevole trasparenza. Si tratta di una plastica che è inizialmente allo stato liquido per poi solidificare in determinate condizioni. Questo permette di creare, con degli stampi, le forme preferite per poi montarle o lavorarle una volta pronte.

Sono molto comuni le resine bicomponenti ovvero vendute in due confezioni, tipicamente componente A e componente B, che devono essere mescolati secondo un rapporto scritto sulla confezione e colati nello stampo affinché avvenga la catalizzazione, ovvero la reazione chimica che porterà la resina allo stato solido.

Il più comune tipo di resina per la realizzazione dei gioielli è la quella epossidica, bicomponente e trasparente con tempi di catalizzazione piuttosto lunghi (>8h). Altre resine utilizzate sono la resina uv, che catalizza sotto la luce uv di una lampada o al sole (personalmente lo sconsiglio), e la resina poliuretanica, non trasparente che catalizza dopo circa 20 minuti.

mescolare resina epossidica

Sicurezza nella lavorazione

Mi sembra fondamentale parlare un po’ della sicurezza in fase della lavorazione delle resine in quanto si tratta di prodotti e reazioni chimiche utilizzate per lo più in ambito industriale. Durante la miscelazione e la colatura indossare sempre guanti e occhiali protettivi dato che i prodotti sono fortemente irritanti sulla pelle e sugli occhi. Per massima sicurezza sarebbe opportuno lavorare sempre in un ambiente ben arieggiato e con una mascherina protettiva per gli eventuali fumi della catalizzazione.

Vi invito anche a leggere e valutare bene le avvertenze presenti sulla confezione. Le epossidiche in generale sono sicure fintanto che vengono utilizzate con le accortezze sopra riportate mentre le poliuretaniche potrebbero necessitare di una protezione per le vie respiratorie più professionale.

Errori più comuni con la resina epossidica e come evitarli

La resina epossidica ha una fase di catalizzazione in generale piuttosto lenta, sebbene esistano delle miscele che catalizzano in circa 4 ore alle condizioni ideali, e ciò non permette di capire subito se il processo sia avvenuto correttamente. Vediamo quali sono gli errori da evitare durante la lavorazione di questo materiale.

La resina non catalizza

  • Ambiente freddo: Questo tipo di resina è molto suscettibile alle temperature. La prima volta che ho colato la resina l’ho fatto di inverno e all’esterno, dopo 12 ore il materiale era ancora completamente liquido! È preferibile utilizzare l’epossidica con una temperatura minima di 18-20°. I tempi di catalizzazione in questo caso saranno leggermente maggiori ma il risultato sarà lo stesso.
    Guardando sull’etichetta noterete infatti che i tempi di catalizzazione riportati sulla confezione si riferiscono ad una condizione ambientale di 25°, cambiando temperatura si rallenterà (o accelererà) il processo.
  • Rapporto componente A/componente B errato: È fondamentale procurarsi una bilancia di precisione per lavorare la resina epossidica, specie se la si vuole utilizzare per la creazione di gioielli. Il rapporto fra i due componenti deve essere il più preciso possibile altrimenti la resina rimarrà liquida nello stampo, compromettendo tutto il lavoro fatto.
  • Miscelazione insufficiente: Una volta uniti i due componenti è necessario miscelare con accortezza i due componenti assicurandosi di includere anche il prodotto ai bordi del contenitore. Per la resina epossidica consiglio di mescolare per almeno un paio di minuti. Se è ben fatta la resina emanerà un leggero calore che suggerisce l’inizio della reazione.
  • Troppo colore: Attenzione agli additivi che inserite nella resina e soprattutto alla quantità. Sebbene in molti colorino le resine con gli acrilici o con altri colori ad acqua questo comportamento rischia di causare una mancata catalizzazione dei componenti se la percentuale è superiore ad una soglia minima. Utilizzate sempre coloranti adeguati per la resina senza superare la quantità indicata sulla confezione o al massimo il 3-4% della quantità di prodotto totale. Una buona abitudine è, inoltre, di inserire gli additivi solo dopo aver miscelato bene.

Bolle d’aria nella creazione, come risolvere?

Questo è un problema così comune che merita una sezione a parte. Durante la miscelazione dei due componenti è inevitabile che si creino delle bolle d’aria all’interno della resina. Colando direttamente il materiale nello stampo, però, sarà inevitabile che tali bollicine si andranno a diffondere ai bordi dello stampo, compromettendo il risultato finale con degli antiestetici “morsetti” ai lati della creazione.

Sarà sufficiente seguire le seguenti accortezze per ridurre in maniera significativa questo problema:

  • Dopo aver miscelato i componenti attendere uno o due minuti prima di colare la resina e dare delle leggere botte ai lati del contenitore in modo che l’aria risalga in superficie.
  • Colare negli stampi poco alla volta, lasciando che la resina si diffonda autonomamente all’interno dei dettagli.
  • Una volta che la resina è nello stampo dare qualche leggero colpo ai lati dello stesso in modo da avere le bollicine rimaste in superficie. Una volta lì è sufficiente passarci velocemente vicino con la fiamma di un accendino per scoppiarle. Mi raccomando a non lasciare la fiamma troppo a lungo, si tratta pur sempre di una plastica.
fiamma su resina epossidica

La creazione è opaca, perchè? Come risolvo?

Questo problema si verifica perché lo stampo spesso è opaco. Questo si verifica utilizzando a lungo lo stesso stampo che, con il tempo, tende a deteriorarsi. Anche le resine a catalizzazione veloce hanno spesso questo effetto. Un’utile accortezza è munirsi di olio di silicone da stendere in uno strato fino sullo stampo per ravvivare e preservare il materiale dall’opacizzazione. Quest’ultimo potrà essere utilizzato anche per l’acrylic pouring, presto parleremo anche di questa tecnica artistica.

Nel caso in cui la creazione sia opaca si può risolvere in due modi:

  • Utilizzando una vernice trasparente per resina o, in alternativa, uno smalto.
  • Lucidando il pezzo con la carta vetrata progressivamente più fina per poi applicare una crema lucidante per resina

Il secondo metodo è più sicuro e non rischia di “screpolare” con il tempo in quanto finitura propria del prodotto.

Voglio iniziare con la resina epossidica, cosa mi serve?

Come già visto nell’articolo “Come trovare un hobby perfetto” vi consiglio di non esagerare con i materiali se è il primo approccio:

  • Resina epossidica : Ti consiglio di iniziare con un piccolo quantitativo di resina che provenga da un’azienda sicura e conosciuta, ad esempio la resina della Resin Pro da 320 gr epossidica trasparente o la Liquid Glass della Reschimica.
  • Bastoncini di legno : Per miscelare i due componenti e come ausilio per versare la resina negli stampi.
  • Stampi in silicone : Su internet ve ne sono di ogni tipo e forma. Vi consiglio di iniziare con un set di forme e vi consiglio questo kit di stampi. Il kit include al suo interno uno strumento per forare e montare la creazione su una collana, un portachiavi o un paio di orecchini.

Adesso che ho tutto, cosa faccio con la resina epossidica?

Le possibilità sono infinite, fai spazio alla creatività e comincia ad inglobare oggetti piccoli. Per le prime colorazioni un ombretto in polvere ben miscelato può dare un bell’effetto e, essendo solido, non darà problemi di catalisi. Ti lascio delle immagini di qualche mia creazione per darti un’idea di ciò che si può realizzare con la resina.

Passione per la resina epossidica

A breve farò delle schede su tutte le tecniche che conosco con questo materiale, dal petri dish, all’utilizzo dei pigmenti all’effetto fumo, per non perderti neanche un articolo iscriviti alla newsletter:

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